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lunedì 9 marzo 2009

Viva la chiesa...

LO PREVEDE L'ORDINANZA ANTI PROSTITUZIONE DELLA CAPITALE

Roma, sacerdote con trans: multato

Il religioso, un americano di 35 anni, trovato dalla polizia nel quartiere Aurelio. I due erano dentro un'auto

ROMA - Un sacerdote americano di 35 anni è stato sorpreso con un transessuale in una strada in periferia di Roma, nel quartiere Aurelio, ed è stato multato per atti osceni in base a quanto previsto dall'ordinanza anti prostituzione della capitale che prevede sanzioni anche per i clienti. Il religioso, arrivato nella capitale da qualche giorno per partecipare a un convegno, è stato sorpreso dagli agenti la notte tra sabato e domenica in una zona isolata mentre era in compagnia del trans dentro un'auto.


09 marzo 2009

Obama e scienza...

NUOVE LINEE GUIDA PER I FINANZIAMENTI PUBBLICI

Obama: «Via i limiti alla ricerca
sulle cellule staminali»

Il presidente Usa: «Da credente penso che sia necessario alleviare le sofferenze. No alla clonazione umana»


Barack Obama (Ap)
Barack Obama (Ap)
WASHINGTON - «Le scelte sulla ricerca scientifica devono essere basate sui fatti, non sull'ideologia». E ancora: «Da credente penso che sia necessario alleviare le sofferenze». Barack Obama annuncia, durante una cerimonia alla Casa Bianca, l'attesa svolta sulle cellule staminali embrionali: cancellati i divieti e i limiti imposti dall'amministrazione di George W. Bush. «L'America guiderà il mondo verso le scoperte che questo tipo di ricerca potrà un giorno offrire», ha dichiarato Obama. 

LINEE GUIDA - L'ordine esecutivo dà ora 120 giorni al National Institute of Health (Nih, il cuore della ricerca scientifica americana) per mettere a punto le linee guida delle modalità con cui verranno distribuiti i finanziamenti federali. «La completa potenzialità della ricerca sulle cellule staminali - ha spiegato Obama - resta sconosciuta, e non deve essere esagerata. Ma gli scienziati ritengono che queste piccole cellule possano avere il potenziale di aiutarci a capire, e possibilmente a curare, alcune delle più devastanti condizioni mediche e malattie». Il presidente americano ha sottolineato di non poter «promettere che troveremo i trattamenti e le cure che cerchiamo», ma ha garantito che la sua amministrazione farà tutto il possibile per favorire la ricerca, agendo «in modo attivo, responsabile, e con l'urgenza necessaria per recuperare il tempo perduto». Obama ha aggiunto che il governo americano sosterrà anche le «ricerche promettenti» sulle cellule staminali adulte.

NO ALLA CLONAZIONE - Dal presidente Usa arriva però un secco «no», nel modo più assoluto, alla clonazione umana. «Posso promettervi che non intraprenderemo mai alla leggera la ricerca scientifica - ha aggiunto - perché la sosterremo solo quando sia scientificamente valida e condotta responsabilmente». Per questo «svilupperemo regole severe che rispetteremo scrupolosamente perché non tollereremo abusi. E ci accerteremo che il nostro governo non apra mai la porta all’uso della clonazione per la riproduzione umana. È pericoloso, profondamente sbagliato e non ha posto nella nostra società o in nessuna società».

Christopher Reeve, l'ex Superman morto nel 2004 (Ap)
Christopher Reeve, l'ex Superman morto nel 2004 (Ap)
DEDICA
 - Obama ha dedicato la decisione sulle staminali alla coppia di attori scomparsi Christopher e Dana Reeve . L'ex 'Superman', morto nel 2004, e la moglie, uccisa da un tumore due anni dopo, sono stati due strenui protagonisti della battaglia per favorire la ricerca sulle staminali. «Vorremmo che fossero con noi in questo momento», ha detto Obama. Christopher Reeve, ha affermato Obama, non ha avuto la possibilità come sperava di veder sviluppare farmaci che gli permettessero di tornare a camminare. «Ma se perseguiamo questa ricerca - ha aggiunto il presidente - forse un giorno, forse non durante la nostra vita, o nemmeno durante quella dei nostri figli, ma forse un giorno altri come lui potrebbero farcela».


09 marzo 2009

Comel'iri...

DIPINTI E SCULTURE

Alitalia mette all'asta i suoi gioielli

Il commissario Fantozzi fa cassa: in vendita quadri comprati in passato per arredare uffici e sedi estere

Sede Alitalia (Emblema)
Sede Alitalia (Emblema)
ROMA - Stanno in un caveau blindato al piano sotterraneo del «quartier generale» alla Magliana. Un patrimonio che tra poche settimane finirà all'asta, come ha deciso il commissario liquidatore di Alitalia Augusto Fantozzi. Una collezione di quadri che comprende opere degli artisti più quotati del XX secolo, Salvador Dalì, Giorgio De Chirico, Giacomo Balla, il futurista Gino Severini al quale l'ex compagnia di bandiera commissionò direttamente opere da esporre nella sede parigina. In tutto circa duecento pezzi in passato sparsi nelle rappresentanze che l'aviolinea aveva in giro per il mondo e negli uffici dei top manager. Fantozzi li ha recuperati uno per uno e sigillati nel sotteraneo sorvegliato dai vigilantes, in attesa che le tre case d'asta che ha contattato gli forniscano il preventivo migliore per la procedura di vendita (una voce che comprende spese d'imballaggio, trasporto e assicurazione) e soprattutto una stima esatta.

«Il valore? Per adesso abbiamo solo una vaga idea - spiegano dagli uffici Alitalia-. Una cinquantina di pezzi sono considerati di pregio. Mentre dal resto ci aspettiamo ben poco». Per dare un'idea delle cifre in ballo, a giugno un dipinto di Severini intitolato «La Danseuse» è stato venduto da Sotheby per 21,4 milioni di euro, diventando così l'opera futurista più costosa mai venduta all'asta. I soldi incassati serviranno per saldare le centinaia di imprese dell'indotto e le liquidazioni dei dipendenti. Un ex dirigente Alitalia in pensione parla di collezione di «inestimabile valore. Ci sono pitture di Giuseppe Capogrossi, Renato Guttuso, Mario Sironi, Fortunato Depero, Ottone Rosai e Massimo Campigli, così come sculture di Giacomo Manzù e Mario Ceroli. Quadri acquistati a partire dagli anni Cinquanta quando la compagnia era il biglietto da visita dell'Italia e le pitture venivano esposte nelle sale d'aspetto e sui velivoli che attraversano l'Atlantico e il Pacifico».

In vendita anche terreni per 47 ettari - collocati dietro gli hangar di Fiumicino - su cui per ora non ci sono altro che erbacce e pozzanghere. Il valore è cospicuo: 120 milioni di euro che stanno nelle disponibilità di ciò che resta della vecchia Alitalia, diventata - a tre settimane dall'avvio delle attività della Cai di Colaninno - la «bad-company» alle prese con l'esercito di fornitori in attesa di fatture vecchie anche di 3 anni.

Alessandro Fulloni
09 marzo 2009

Morto il torturatore...

CONDANNATO PER LA VICENDA DELLA PRIGIONE IRACHENA

La fine del carceriere Santos, 
da Abu Ghraib a Kabul

Era uno dei militari Usa che torturavano con il cane. È morto in un'unità cinofila antimine come contractor


Non è facile capire i motivi che spingono gli individui a partire volontari per la guerra. L'amore per il rischio? Il bisogno di uscire dalla routine? I guadagni facili da mercenari? Una necessità interiore di adempiere a qualche missione suprema? In Santos Cardona c'era probabilmente mischiato un po' di tutto questo, compresa la necessità molto concreta di assicurare un futuro a Keelyn, la figlia di 9 anni. Non è strano: tanti americani oggi guardano all'esercito e ai lavori per le sue società di contractor come all'ultimo rifugio e un salario sicuro nella catastrofe della crisi economica.
Parliamo di lui perché il 28 febbraio è morto in Afghanistan, schiacciato sull'autoblindo di una compagnia di contractor privati americani che lo trasportava e da cui era sceso assieme a un cane addestrato nell'individuazione delle mine sulla strada.

Santos Cardona di spalle ad Abu Ghraib con il pastore belga Duco, dietro con il cane nero il sergente Michael Smith con il cane nero Marco (Ap)
Santos Cardona di spalle ad Abu Ghraib con il pastore belga Duco, dietro con il cane nero il sergente Michael Smith con il cane nero Marco (Ap)
L'esplosione, fortissima, ha spezzato in due l'automezzo. Per Cardona non c'è stato nulla da fare, è spirato ben prima che arrivassero le unità paramediche. Ma la sua storia va ben oltre la vicenda tragica dell'ennesima vittima alleata nel Paese dei talebani. Poiché Cardona, o meglio la sua fotografia diffusa in tutto il mondo nella primavera del 2004 con lui che tiene al guinzaglio Duco, il suo terrificante pastore belga, mentre azzanna i prigionieri iracheni nel famigerato carcere di Abu Ghraib, divenne subito tra i simboli più pregnanti della vergogna americana nell'avventura irachena.

Cardona allora aveva trent' anni, era sergente inquadrato nel 320esimo battaglione della polizia militare Usa. Appassionato addestratore di cani, nell' autunno del 2003 era stato aggiunto alle unità cinofile incaricate di fare la guardia ai prigionieri di Abu Ghraib. Nel rapporto del generale Antonio Taguba, capo dell'unità militare inquisitrice, Cardona viene indicato come pienamente partecipe delle torture, violenze sessuali più o meno esplicite e atti sadici compiuti ai danni dei carcerati.

Rischiava sino a vent'anni di cella. E gli andò di lusso. Il primo giugno 2006 il tribunale militare lo riconobbe colpevole di «abusi ai danni dei detenuti e gravi mancanze nei suoi doveri di soldato». Pure, le pene furono tutto sommato minori: 90 giorni di lavori forzati, la degradazione e una multa di 7.200 dollari da trattenersi a rate sulla sua paga. E lui, su diretto suggerimento del suo avvocato, non ricorse mai in appello.

La vicenda sarebbe stata dimenticata se Cardona non avesse scelto di tornare in zone di guerra. Anzi, nella guerra più attuale per antonomasia, nell'Afghanistan sempre più violento e destabilizzato, il fulcro dell'attenzione per la nuova amministrazione Obama.
«Perché mai Cardona è tornato in guerra?», si chiedono gli americani. Per il Washington Post la risposta stava già nel titolo dell'articolo che annunciava la sua fine e riportava il pianto della vedova: «Il poliziotto di Abu Ghraib morto in Afghanistan alla ricerca della redenzione». Davvero redenzione? Forse occorre che il titolista si vada a vedere l'universo dell'umanità variegata che da sempre cresce all'ombra delle guerre. Il New Yorker è critico: «Vorremmo sapere dove ci condurrà l'idea per cui la strada della redenzione in Iraq passa per l'Afghanistan».

Lorenzo Cremonesi
09 marzo 2009

L'ovvio...

L'INIZIATIVA DEL NETWORK FONDATO DA AL GORE

«La guerra segreta all'Iran: 
gli Usa finanziano i terroristi?»

Martedì la prima puntata di "Vanguard International». Poi i servizi prodotti dalla community italiana

Un'immagine dell'inchiesta sull'Iran
Un'immagine dell'inchiesta sull'Iran
MILANO - Si intitola "La guerra segreta all'Iran" la prima puntata del "Vanguard International", in onda martedì 10 marzo alle ore 23 su Current (canale 130 di Sky): una serie di inchieste investigative "di ultima generazione" su tematiche di grande attualità, prodotte dal network fondato da Al Gore. 

REPORTAGE - Nel primo appuntamento, la giornalista Mariana Van Zeller ha realizzato un reportage tra le montagne al confine fra l'Iraq e l'Iran dove gruppi di opposizioni finanziati dagli USA e guerriglieri curdi si scontrano con militari e spie della Repubblica Islamica. E' l'inizio della prossima guerra? Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi? Davide Scalenghe rivolgerà queste domande agli ospiti presenti in studio: l'inviato Christian Elia (tra i fondatori di PeaceReporter), Fabrizio Tonello (docente di Scienza dell'Opinione Pubblica presso l'università di Padova e autore di diversi libri sul rapporto tra mass media-politica e sulla storia degli Stati Uniti contemporanei) e Sara Hejazi (trentenne iraniana, dottore di ricerca in antropologia culturale ed epistemologia e curatrice, tra l’altro, di un volume sul misticismo persiano e sulla presenza islamica a Torino). 

INCHIESTE D'ITALIA - Mercoledì 11 marzo, sempre alle ore 23, è la volta della nuova serie d'inchieste prodotte dal pubblico italiano della community Current. Titolo della puntata: "Istruzioni per sbattezzarsi", inedita inchiesta sul nuovo fenomeno che sta prendendo piede in Italia, non senza reazioni del Vaticano.


09 marzo 2009

Che bel lavoro...

«IN 18 ANNI DI ESPERIENZA SUL CAMPO HO IMPARATO A RICONOSCERE MIGLIAIA DI GUSTI»

Gran Bretagna: è di un assaggiatore italiano la lingua più preziosa del mondo

Gennaro Pelliccia, che assaggia caffè per la Costa Coffee ha assicurato la sua lingua per 10 milioni di sterline

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE  Fabio Cavalera 


LONDRA – Se le gambe di di David Beckham valgono 35 milioni di euro e la voce di Bruce Springsteen poco meno, Gennaro Pelliccia vanta il suo personalissimo record: ha la lingua più preziosa al mondo. 

Gennaro Pelliccia (dal sito del Daily Telegraph)
Gennaro Pelliccia (dal sito del Daily Telegraph)
L’ha infatti assicurata ai Lloyds’s di Londra per la bellezza di 10 milioni di sterline. E non è un caso. Gennaro Pelliccia di professione fa l’assaggiatore per conto di una catena di caffè molto di moda nella capitale inglese, la Costa Coffee, e le sue cellule pare che siano straordinariamente efficaci nel distiguere i sapori più nascosti. «In diciotto anni di esperienza sul campo ho imparato a riconoscere migliaia di gusti». Dunque, per lui, la bocca è diventata un tesoro da proteggere. Non si sa mai, una tazzina bollente può procurare dolori e danni irreparabili. Non è il primo «professionista della lingua», Gennaro Pelliccia, a “coprirsi” coi Lloyd’s. Alla compagnia era già ricorso, nel 1993, un critico di cucina, Egon Ronay. Ma si era fermato a sole 250 mila sterline. La sua spiegazione era stata un capolavoro: «La mia lingua vale come le mani di uno scultore». Difficile dargli torto.


09 marzo 2009

domenica 8 marzo 2009

New York

CORRUZIONE ERANO A LIBRO PAGA DELLA POTENTE FAMIGLIA LUCCHESE

La gang dei poliziotti 
Killer per Cosa Nostra

Carcere a vita a due agenti di New York

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

NEW YORK — I tabloid l'hanno paragonato a Serpico, il celeberrimo film di Sidney Lumet interpretato da Al Pacino sulla corruzione della polizia nella New York degli anni Settanta. E proprio la passione per il cinema aveva indotto uno di loro, anni fa, ad accettare una piccola parte nel film di Martin Scorsese «Goodfellas», ambientato fra i mafiosi di New York. Protagonisti del nuovo scandalo che ha ispirato ben tre bestseller da cui Hollywood sta per girare un film sono due poliziotti newyorchesi a riposo. Condannati dal tribunale federale di Brooklyn per ricatto, traffico di stupefacenti, riciclaggio e per aver compiuto almeno otto omicidi per conto della mafia, negli anni '80, mentre erano ancora in servizio, ironicamente, proprio come investigatori di punta nella caccia agli esponenti di Cosa Nostra.

I due sono Stephen Caracappa, 67 anni e Louis Eppolito, 61, due detective del New York Police Department per anni sul libro paga di Anthony «Gaspipe» Casso, numero due del clan Lucchese, una delle potenti cinque famiglie newyorchesi di Cosa Nostra. La sentenza di colpevolezza nei loro confronti era stata pronunciata già nel 2006 ma poi annullata da un giudice secondo cui erano scaduti i termini di prescrizione, prima di essere nuovamente dichiarata ammissibile da una corte d'appello, nel 2008. Al decimo piano dell'aula gremita dell'US District Court di Brooklyn il giudice Jack Weinstein non ha voluto far sconti. Eppolito è stato condannato all'ergastolo più cento anni di carcere e 4,75 milioni di dollari di multa, e Caracappa all'ergastolo più 80 anni e 4,25 milioni di dollari di multa. «Hanno commesso un tradimento nei confronti della popolazione e della polizia di New York», ha tagliato corto Weinstein, «non c'è possibilità che escano vivi dal carcere».

Per compiere alcuni degli omicidi, secondo l'accusa, i due poliziotti avrebbero agito in divisa, fermando le macchine delle loro vittime, in modo da poterle facilmente uccidere. Ma proprio come in tanti film di mafia hollywoodiani, la loro spietatezza non era certo commisurata all'arguzia. Una volta diedero l'indirizzo di un giovane operaio dei telefoni, - omonimo di tale Nicholas Guido ricercato dalla mafia - che fu ucciso al posto del vero bersaglio di fronte alla sua casa a Park Slope dopo che il suo nome era stato trafugato dai computer del NYPD. L'annuncio della loro condanna ha scatenato un putiferio tra i familiari delle vittime.

I due imputati potranno infatti continuare a percepire la pensione di poliziotto, in quanto concessa prima della loro incriminazione. Eppolito, in pensione dal 1990, continuerà così a ricevere l'assegno mensile di 3,896 dollari, contro i 5,313 di Caracappa, suo superiore. «E' disgustoso», ha commentato all'uscita dal tribunale Yael Perlman, figlia del commerciante di diamanti Israel Greenwald, ucciso dai due nel 1986. L'uomo era stato fermato in autostrada dai due detective, ucciso e poi seppellito sotto il negozio di un auto-meccanico. «Allora avevo sette anni», ha testimoniato tra le lacrime la Perlman, «i resti di mio padre furono trovati soltanto nel 2005». In mancanza del cadavere, la sua famiglia non poté mai ricevere il magro assegno dell'assicurazione e fu condannata a vivere per anni tra gli stenti.

Alessandra Farkas
08 marzo 2009